I contesti violenti: una delle cause del bullismo

Quando si cercava di risolvere il bullismo attraverso le simulazioni ed il Role play, quello che veniva chiesto di dimostrare nella situazione scolastica era l’analogo simbolica della situazione reale dimostrando che quello che avviene in caso di bullismo è simmetrico. Diventa piuttosto difficile che la pratica di competenze attraverso la finzione possa portare ad effetti positivi. Naturalmente, è solo concepibile che gli psicologi pensino al bambino di strada che è abituato alla violenza come privo di proprie competenze in un contesto diverso da strada ma è ragionevole prevedere che queste competenze altamente sviluppate sono state apprese nella situazione in cui si verificavano le violenze che sono state esposte. Ma in classe il bambino violento che cosa può apprendere? Qual è il suo contributo? Il tutto avviene in circostanze specifiche. E tutto questo viene offerto all’interno di contesti in cui la finzione delle simulazioni crea risultati che sono in un modo o nell’altro falsati e che solo in apparenza sembrano molto efficaci. Eppure i risultati sono fin anche troppo evidenti. Così gli insegnanti e gli operatori all’interno della loro comunità scuola si trovano disorientati e non sono stati in grado di tradurre i loro comportamenti e di conoscere in modi diversi visti nella società della scuola con conoscenza. Un ragionevole deduzione dalla discussione finora è che l’apprendimento in contesti violenti risulta essere complicato. In un grado considerevole, è legato al suo contesto. Il problema pedagogico che si evince da questo studio riguarda le circostanze in cui trasferire da un contesto scolastico ad un’altra situazione possibile. Nel considerare questo problema dobbiamo prima notare che trasferimento delle situazioni non si verifica dal momento che ogni situazione è unica se considerato come un pezzo di un enorme puzzle che insieme è comprensibile ma che separati tutti i pezzi mostrano solo un caos davvero ingestibile.